dio-tappo

[questo post contiene spoiler]

mi è dispiaciuto. quando ho capito che jack shepard stava morendo, e questa volta per davvero, senza scorciatoie temporali e universi alternativi, un po’ mi è dispiaciuto, nonostante fossero sei anni che ripetevo ossessivamente a mia moglie che era proprio lui l’unica ragione per cui quei poveri cristi erano ancora confinati sull’isola.

se alla fine della prima serie qualcuno si fosse reso conto che il dottore e il suo ottuso realismo sarebbero diventati la principale causa di morte e distruzione, i derelitti avrebbero trovato un modo per confinarlo in una tenda a sgusciare molluschi, la guida del gruppo sarebbe passata a sawyer e i nostri eroi, in due giorni, si sarebbero ritrovati sul divano di casa a guardare soap e a assumere benzodiazepine per sopportare la propria esistenza terranea, e non farsi nemmeno sfiorare dal dubbio che fosse meglio prima.

siamo onesti, in sei anni jack shepard non ne ha azzeccata una. alla fine è diventato come lo zio ubriaco, o come il parente matto, quello che rende divertente la cena di natale perché sai benissimo che dopo il terzo negroni si metterà a insultare la nonna; e nonostante tutto un minimo di affetto per lui non puoi non provarlo, anche fosse solo un residuo abitudinario di un qualcosa, un tempo conosciuto come affetto.

vederlo morire così, come tutto è cominciato, disteso nella selva di bambu’ in compagnia di un cane, è stato quasi commovente, al punto da farmi dimenticare che l’ultima puntata, fino a quel momento, era sembrata un crossover tra cluedo e manny tuttofare.

certo, in sei anni forse hanno un po’ esagerato, e ci sono tutta una serie di cose che  hanno preso una piega indifendibile, ma non posso dire niente, me la sono cercata.

è stata mia la scelta di continuare a guardarlo, continuare a indugiare nella mia insipienza, nella mia incapacità di dire basta. loro sono stati veramente bravi. hanno fatto un telefilm in cui, puntata dopo puntata, mi hanno fatto raggiungere  la consapevole certezza che mi stavano pigliando per il culo. ma molto bene.

ovviamente non ho nessuna intenzione di sprecare un secondo di più a filosofeggiare sul significato di questo e sulla valenza simbolica di quest’altro. è finita come è finita. io resto a crogiolarmi in questa sensazione di inebetimento e con un’epifania.

ci hanno messo sei stagioni e un numero imprecisato di viaggi spazio-temporali, orsi bianchi, guerre, omicidi, distruzioni, per tornare a quello che mia madre mi aveva detto dopo due puntate, e che io avevo accompagnato con una risata di sufficienza, liquidandola come una semplificazione degna di chi non poteva avere la più pallida idea della direzione moderna e innovativa che stava prendendo la televisione nel mondo contemporaneo.

“sono tutti morti”.

il periglioso destino di javier adelmar

javier adelmar zanetti, nato a buenos aires il 10 agosto 1973, è un eroe, nel senso classico della parola.

ha il volto segnato da quindici anni di sofferenze, i lineamenti marcati e severi di chi abbandona il campo solo dopo avere sputato l’ultimo pezzo di polmone rimasto.

ci sono stati momenti in cui javier adelmar zanetti deve aver pensato che, forse, si era sbagliato. forse non era destinato a essere un eroe, forse il suo destino era quello di un soldato capace, buono per rafforzare le retrovie, per rendersi onore in qualche battaglia e concludere la sua vita in una piccola casa di campagna, a coltivare un pezzetto di terra vinto al nemico.

nei grandi eroi la sopportazione del dolore, la sofferenza, sono momenti irrinunciabili per sconfiggere la vulnerabilità e la fragilità dell’esistenza.

ma javier adelmar zanetti deve aver pensato che con lui si stava un po’ esagerando.

così ci sono voluti quindici anni di sofferenza e frustrazione per poter finalmente squarciare il velo di tristezza che ammantava i suoi occhi, e scoprire il proprio destino.

la notte scorsa, al fischio finale dell’arbitro, devono essere passati davanti agli occhi del povero javier i volti di tutta quella sofferenza, i nemici che in questi anni ha dovuto sconfiggere per scacciare il fantasma della propria fine ingloriosa.

carini, centofanti, cirillo, coco, colonnese, mirko conte, festa, franchini, fresi, galante, gamarra, georgatos, gilberto, gresko, macellari, milanese, i fratelli paganin, pistone, sorondo, tarantino, tramezzani, taribo west, wome, binotto, jonk, karagounis, kily gonzales, peralta, shalimov, vampeta, bergkamp, caio, di napoli, ferrante, fontolan, kallon, kanu, pacheco, pancev, rambert, robbiati, hakan sukur, cuper, hodgson, lucescu.

un istante interminabile in cui si deve essere chiesto di quali colpe doveva rispondere, quanto rancore gli dei dovevano recargli per averlo messo così duramente alla prova.

ma javier adelmar ha sconfitto tutti quei nemici, uno per uno, accatastando con pazienza i loro cadaveri lungo il cammino, deciso a pretendere ostinatamente quello che il destino aveva in serbo per lui e che gli dei, evidentemente, gli avevano concesso di ottenere solo dopo indicibili sofferenze, e una quantità veramente impressionante di bidoni.

mi ero tenuto libero per la rivoluzione

“rivoluzione!”

“sììì, beneee, bravooo”

“dittatura!”

“sììì, beneee, bravooo”

“tutti in piazza!”

“sììì, beneee, bravooo”

“guardate! è berlusconi!”

“dove?! dove?!”

“…”

“ma dove? michele, non lo vediamo!”

“…”

“michele? dove sei andato, michele?”

“…”

[voce fuori campo]

“un momento, sono al cesso”

“ah, va bene. allora noi aspettiamo”

michele, mi ero tenuto libero per la rivoluzione, ma mi hanno detto che non se ne fa più niente. ma siamo sicuri? lo vorrei sapere perché così mi organizzo, e se non si fa più la rivoluzione magari mi rimetto a vivere, a camminare per strada senza sperare che tutti quelli che leggono libero muoiano stecchiti o gli esploda il cervello solo grazie alla forza del pensiero.

michele, dove cazzo sei finito? si può sapere? no perché noi ti stavamo aspettando, stavamo organizzando qualcosa di meraviglioso, stavamo preparando le nostre anime infuocate alla rivoluzione, finalmente. basta ipocrisia, basta vocazione maggioritaria, scendere nelle piazze, arrampicarsi sui monumenti, gridare a questo paese che è finita, che siamo tornati un paese libero.

michele, noi eravamo pronti. c’avevamo gli striscioni, c’avevamo le bandiere, c’era pure il link per vedere la trasmissione in streaming. c’era marco, c’era quello che fa i disegni, c’erano tutte le ragazze della redazione pronte a combattere.

cos’è questa storia che te ne vai? così, senza neppure farti minacciare, senza neppure farci scendere in piazza per difendere la libertà di stampa?

come dici michele? nuove strade? produzione?

michele, ma ti sei rincoglionito? noi eravamo pronti a mettere a ferro e fuoco questo paese e tu fai le docufiction con tony sperandeo? ah, dici che è la nuova frontiera della rivoluzione? ah, dici che è con le fiction che si riconquistano gli strati popolari dell’elettorato?

michele, con tutto il rispetto, ma gli strati popolari potevamo lasciarli a bersani che lui è bravo, si consuma le suole delle scarpe a furia di andare nelle fabbriche, ai picchetti. tu eri il nostro gladiatore, tu eri quello che faceva spargere il sangue. tu eri quello che ci consolava, che ci faceva credere che le cose sarebbero cambiate, che li avremmo spazzati via. michele, tu eri come il torero nelle corride portoghesi, quelle dove il pubblico si esalta per come il matador riesce a soggiogare il toro grazie alla propria abilità, ma sa benissimo che al calar della sera il toro non morirà, e uscirà dall’arena tutto intero. però sai, michele, a volte basta il pensiero.

michele, con tutto il rispetto, ma dove cazzo vai?

casa scajola (ep.II)

tornano le frizzanti avventure di casa scajola in un nuovo, avvincente episodio.

“SANDRA!”

“ma cosa c’è? cos’hai da urlare?!”

“VIENI QUI! SUBITO!”

“che barba, cos’hai? si può sapere?”

“hai letto il giornale?”

“sì, ti è piaciuta?”

“mi è piaciuta? ma sei andata totalmente fuori di testa? come hai fatto a dire certe cose? a Repubblica poi, che aspetta solo di crocifiggerci tutti!”

“ma dai, ma come sei pesante.sei pesante, lo sai? ti ho difeso, ho voluto che tutti sapessero che sei innocente e che sono gli altri ad aver fatto delle porcate”

“certo. e poi cosa vado a raccontare, eh? io non ne sapevo niente, non capivo, sandra ero un ministro! adesso penseranno che io non voglia raccontare quello che so! questi ragionano così, non stanno tanto a sottilizzare, insomma, ero un ministro, io, non l’ultimo lavapiatti del ministero!”

“…”

“…”

“amore, te lo ricordi? lo vedi ancora? il benefattore, gli assegni?”

“sandra basta! non ricominciare! se ti dico che l’ho visto, io l’ho visto! e guarda, adesso è proprio lì, vicino all’armadio”

“quello è il cane”

“ecco perché non riuscivo a ricordarmi il suo volto, era un cane, un cane alato…”

“…”

“adesso sono rosa”

“che cosa?”

“gli elefanti apoggiati sul letto.questa sera sono rosa.”

“…”

“è un buon segno, no?”

fantasmi

pizzeria da asporto. ieri sera, all’imbrunire. una capricciosa e una margherita.

adam fa delle pizze discrete ma ha il pessimo difetto di non saper alleviare l’attesa dei suoi clienti: non ci sono sedie, e sul bancone di fòrmica non c’è niente da leggere, sempre che non si prenda in considerazione il pacco di volantini con le offerte di qualsiasi supermercato insediato nell’arco di cinquanta chilometri.

la televisione è sistemata sopra l’ingresso del locale, a circa tre metri d’altezza.

dopo quattro minuti con lo sguardo verso un punto indefinito del soffitto, e il collo tirato come quello di una giraffa, il sangue smette di affluire alla testa, e uno ripiega volentieri sulle offerte di prodotti per il lavaggio dell’auto.

ieri sera però sopportavo, e ogni tanto alzavo distrattamente la testa verso la televisione.

tg5.

prima notizia: furore, paese a picco sulla costiera amalfitana. il sindaco ha emesso un’ordinanza per vietare i nani da giardino perché antiestetici. la cronaca. l’inviata sale le scale di una casa, dimostrando di conoscere tutti e sette i nomi dei nani. intervista al sindaco, fiero e irremovibile.

seconda notizia: in una città di cui non ricordo il nome, maurizio cattelan vorrebbe sostituire una statua di mazzini con una sua opera raffigurante bettino craxi. polemiche sparse tra bar e autobus. resistenza in piazza.

terza notizia: il ministro galan si oppone fermamente all’uccisione dell’orso dino, sconfinato in trentino. gli allevatori lo vorrebbero morto. inviato spiega che sono diversi secoli che in quella zona non si segnalano attacchi di plantigradi nei confronti dell’uomo.

le pizze non sono ancora pronte, mi chiedo quanto cazzo vada lungo questa sera il tg5, allungando il brodo come nemmeno studio aperto.

le pizze sono pronte. guardo l’orologio. sono le otto e tredici minuti.

tredici minuti di telegiornale.

nani da giardino, orso, craxi. craxi, orso, nani da giardino. qualcosa mi sfugge. ho fame.

cammino verso casa, i cartoni delle pizze scottano. una misteriosa sensazione di sollievo.

effettivamente non c’è ragione di preoccuparsi della manipolazione di qualcosa che non c’è.

eccessi fisiologici

ieri sono andato in bagno a pisciare dieci volte.

così ho eliminato i liquidi in eccesso.

ieri, in tutta la giornata, avrò bevuto tre litri d’acqua naturale, e poi sono andato a correre.

ho corso tre quarti d’ora e ho sudato come un cinghiale, così ho eliminato un eccesso fisiologico di sali minerali.

ieri sera ero molto nervoso e ho cominciato a fumare una sigaretta dietro l’altra, cercando di eliminare un eccesso fisiologico di stress.

ma senza risultati.

allora sono uscito a fare una passeggiata. arrivato vicino allo stadio ho incontrato un poliziotto.

“ciao” mi ha detto.

e poi ha usato il manganello per eliminare il mio eccesso fisiologico di denti.

amico ghanese

Amico ghanese.
Tu, che tenti di vendermi paccate di dvd porno di scarsa qualità, e io abbozzo facendoti presente che quella accanto a me e’ mia nonna.
Tu, con i tuoi poeti minori africani, che una volta li ho anche comprati volentieri, ma due no.
Tu, che mi dai cortesissime indicazioni su come parcheggiare in uno spazio in cui entrerebbe la Kennedy trainata da un branco di elefanti.
Tu, che con i tuoi ombrelli mi insegui sempre, in ogni dove e con qualsiasi condizione climatica.
Io ti ringrazio.
Ma si puo’ sapere dove cazzo sei quando piove?