Archivi categoria: schegge di liberazione

il vitto delle mondine

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Sandro Pertini, 26 marzo 1953 – Discorsi parlamentari

trentanni

e sul palco del ricordo per le ottantacinque vittime della strage alla stazione di bologna oggi non ci sarà nessun rappresentante del governo a confessare.

(roba vecchia) racconto di natale

[come altri hanno fatto, ho delle cose sul vecchio blog che mi dispiace perdere e quindi ho deciso di ripostarle qui, magari non tutte, ma quelle a cui sono piu' affezionato. E questa e' una]

Racconto di Natale

il vecchio b. se ne stava lungo e disteso sul letto, erano ormai le due passate.
se n’erano andati tutti, amici, collaboratori, figli, ed era rimasto da solo, in silenzio e con i suoi pensieri quando, ad un tratto, vide un bagliore provenire dal corridoio del secondo piano dell’ospedale. si alzò faticosamente, svuotò il pappagallo, e lentamente si avvicinò alla porta quando avvertì una vampata di calore improvviso che lo travolgeva, la luce si fece insopportabile e qualcosa lo urtò. cadde a terra e cercò di rialzarsi immediatamente. sentì freddo e si rese conto di non essere più in ospedale, ma in un prato dai contorni indistinti, circondato dalle luci deboli di una città immersa nel sonno.
“ciao silvio”

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ciao mondo libero

se non fosse che la cosa implicherebbe una dipartita, al Many gli dovrebbero fare un monumento.

scheggediliberazione.wordpress.com

cose da venticinque aprile

accade che lo storico portatore del labaro dell’anpi di brescia, il Rosso, uno che lo porta da quarant’anni, un’istituzione in città, venga sospeso dall’associazione dei partigiani per una foto compromettente. questa.

la foto dello scandalo, scattata dal corriere della sera, lo ritrae fuori dal tribunale di brescia a braccetto con valerio fioravanti dopo la sua deposizione nel processo per la strage di piazza della loggia.

i partigiani, quando hanno visto il portatore del loro vessillo affiancato a un terrorista condannato per omicidi e strage, lo hanno subito sospeso.

lui si è giustificato, dicendo che si era avvicinato a fioravanti dentro il tribunale chiedendogli come avesse potuto uccidere così tante persone. poi ha detto che voleva dargli un po’ di conforto, visto che si temevano le contestazioni dei centri sociali. fatto sta che, una volta fuori, fioravanti si sarebbe fatto avanti e l’avrebbe preso sotto braccio con l’inganno. la presenza non casuale di un fotografo avrebbe chiuso il cerchio.

la morale di questa storia?

ancora non l’ho capita, però ho imparato cosa sia un labaro.

ventiquattro a febbraio

ogni tanto ci si ricorda di essere persone serie, anche qui.

questo il contributo minimo alla cosa bellissima di cui si diceva ieri.

il resto è tutto qui.

***

Il Natale del 2009 fu indimenticabile per alcuni membri della famiglia Gobetti.

Fu il Natale in cui il nonno inseguì mio padre intorno al tavolo con il bastone di palissandro, accusandolo di essersi venduto il futuro di questo paese per un paio di tette, e fu il Natale in cui mi mi raccontò una storia e mi fece fare una promessa.

Gianni aveva un albero. Era un albero bellissimo, con la corteccia bianca e un numero di foglie proporzionato e armonico. Il giorno in cui gli hanno sparato, Gianni aveva ventitré anni.

Non avevo mai capito queste storie che il nonno raccontava, storie di guerra e di soldati sulle colline; aveva combattuto e aveva sparato, forse aveva anche ucciso, però io finivo sempre per chiedere quanto fosse grande il fucile e quante pallottole tenesse un caricatore.

Ma lui non si stancava, continuava a raccontare. La memoria, ci diceva, è tutto quello che vi posso dare.

Lo chiamavano “capitano Jordan” sulle colline, era la leggenda degli Euganei, e girava sempre da solo, preceduto dalla fama e armato del suo nome.

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