Archivi categoria: memorie

28 maggio

il vitto delle mondine

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Sandro Pertini, 26 marzo 1953 – Discorsi parlamentari

grandi passi

ieri sera ho visto un documentario sulle missioni lunari, e ho pensato alla sensazione di straordinaria grandezza che deve avere attraversato gli occhi di quegli uomini, che hanno avuto il privilegio di vedere la terra sorgere dalla materia oscura dell’universo.
io adesso invece passo per pioltello limito con il regionale.

la stele di rosetta

ogni tanto penso ai danni immensi che stiamo provocando alle future generazioni.

penso a chi dovrà giudicarci, penso agli storici, agli archeologi tra duemila anni.

a quando, studiando il nostro modo di comunicare, si troveranno # davanti a tutte le parole.

e si interrogheranno per anni, per decenni sul significato di quel simbolo. si spappoleranno il cervello. rivisiteranno migliaia di anni di storia, tutte le nostre esistenze da gutenberg allo sbarco su marte. ristudieranno tutto quanto è stato prodotto con la scrittura dal genere umano, dalla divina commedia ai libretti di istruzioni dei medicinali, per riuscire finalmente a svelare il mistero del cancelletto.

e penso a quanto tempo dovrà passerà prima che uno di quegli archeologi, fulminato da una di quelle intuizioni irripetibili che cambiano il corso della storia, si alzi dalla sedia e, fissando uno per uno gli stimatissimi colleghi,  dica finalmente loro: «’sto cancelletto nun vor di’ assolutamente ‘n cazzo.»

amare il vintage

la nostalgia può essere un sentimento complesso e tormentato, un sentimento per cui ti ritrovi in una piazza in cui hai passato tutte le estati della tua adolescenza trovandola cambiata, bellissima, completamente ristrutturata, pedonalizzata e finalmente sgombra da tutte le automobili che la opprimevano, e pensi che adesso è esteticamente migliore, però è una distesa incontrollabile di bambini e carrozzine; quando passavi le tue serate a limonare tra una fiat uno grigia, un califfone nero e una golf cabrio turbo diesel, allora sì che era una piazza.

oggi

avere un’ottima memoria è la miglior vendetta.

rotaie

“Signori, prego, non distratevi. Vi fa impressione? Certo, la prima volta. Ma ora a noi non più. Anzi a vederlo pensiamo a quel carro, a quello stesso carro che torna, tra qualche ora, col nostro pane. E’ più forte di noi, perdonateci. E’ il carro dei morti, dei russi colpiti dall’epidemia. Escono da quelle baracche, quelle laggiù con la bandierina gialla e poi…via…al cimitero…Ne muoiono tanti! Ma il carro dei morti per noi è il carro del pane. Che volete, quando si è ridotti a pensare soltanto al problema dell’esistenza….”

Franco Quattrocchi, La Guida di Hammerstein – Roma, 1946

La Guida di Hammerstein è un album a fumetti, scritto e illustrato dentro a un lager, uno di quelli in cui finirono circa seicentomila militari italiani catturati dai tedeschi all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre. Scrivere era proibito (e possiamo immaginare quali potessero essere le conseguenze di una violazione del divieto). Franco Quattrocchi, l’autore, riuscirà a procurarsi una penna, della carta e un calamaio e a fare quello che gli era severamente proibito: disegnare vignette sul lager. Nel settembre ’44 riceverà un pacco alimentare con del latte condensato andato a male, e lo userà per legarle insieme,  in quella che diventerà la Guida. I testi e i disegni verranno infilati in una borraccia degli alpini, sfuggendo così a perquisizioni e controlli, e torneranno a casa con il loro autore, che li pubblicherà a Roma nel 1946.

Non so dove si possa trovare, so solo che me n’è capitata una copia tra le mani.