Archivi del mese: ottobre 2010

hobby&sport

il problema non è tanto il fatto che questo si metta a telefonare al direttore generale della rai per bloccare programmi televisivi, organizzi feste tutte le sere a palazzo grazioli, organizzi feste ad arcore tutti i fine settimana, faccia feste in sardegna tutta l’estate, telefoni a chiunque per piazzare quattro sgallettate in fiction di infimo livello, telefoni in questura per risolvere la questione dell’amichetta inventandosi la balla che è nipote di mubarak; è questa sua idea di governare nei dieci minuti che gli restano nell’arco di una giornata che non mi convince fino in fondo.

machiavelli

capisco tutte le tue speranze, tutte le tue ambizioni, ma devi anche saperti rassegnare all’idea che oggi, che ti sei svegliato, hai visto che fuori piove, hai rovesciato il caffé, hai accompagnato i bambini a scuola, sei andato a lavorare, non hai combinato un cazzo, ti è venuta la febbre, ma per il resto non è successo niente di rimarchevole o di tragico, in un disegno cosmico frammentario e ineffabile, oggi potrebbe essere stato il giorno più bello della tua vita.

contatori

oggi sono esattamente cinquecentocinquantotto giorni, quindici ore, ventitre minuti, quarantadue secondi, che secondo repubblica ci saranno le elezioni anticipate.

cambio alla pari

fa sempre uno strano effetto vedere gli ultranazionalisti nazisti serbi infoiati in assetto da guerra. ti fa pensare alle tigri di arkan, alla pulizia etnica, alla rivendicazione violenta di un’indipendenza sul sangue della gente. i nazionalisti nazisti serbi odiano tutti gli altri, con la scusa di non essere amati. eppure quando sparano e pestano a sangue lo fanno con una virilità che dovrebbe destare un po’ di simpatia.

domani inizieranno le operazioni di salvataggio dei trentatre minatori cileni, intrappolati a settecento metri di profondità da quasi due mesi. verranno estratti uno alla volta, trasportati in superficie da un sottile ascensore tubolare. uno alla volta verranno liberati e riportati in superficie, liberando un sacco di spazio a settecento metri di profondità per un paio di mesi, durante i quali dovranno essere ripristinate la funzionalità della miniera. ecco, aspettate ad aprire i cancelli di marassi, avrei un’idea.

bomba o non bomba

oggi devo capire se il massimo livello di ipocrisia concepibile da forma vivente sia raggiunto da quelli che adesso chiedono di poter mettere le bombe sugli aerei per proteggere i soldati in afghanistan; o invece da quelli che fino a ieri se ne sono rimasti sereni e silenziosi, convinti com’erano che la parola *pace* fosse adeguatamente salvaguardata dal fatto che le bombe le usavano solo gli altri.

vecchi

un paese di vecchi che non riescono a crepare. un paese di vecchi che non riescono a capire che se una ragazzina di quindici anni sogna di andarsene, non lo fa perché ha delle turbe psichiche, perché odia i suoi genitori, perché vuole essere già adulta, perché inconsciamente spera di finire un giorno in un pozzo; un paese di vecchi romani convinti che tutto il paese converga sulla capitale, e che legge qualunque realtà alternativa come una deviazione inconcepibile dal grande disegno cosmico; un paese di vecchi invecchiati male; un paese di vecchi romani bavosi, che non riesce a parlare di una ragazzina di quindici anni senza farti scivolare in tasca l’insinuazione di una precocità scomposta, la stessa che giustificherebbe tutti quei palpeggiamenti sugli autobus; un ragionamento che non si capisce dove dovrebbe portare (ma che invece si capisce benissimo, ma è talmente abominevole che va lasciato sottotraccia). un paese di vecchi giornalisti che ti fa sperare in un futuro migliore, fatto di unghie strappate, marchiature a fuoco, castrazioni e devastazioni.

tempismi

c’è un momento in ‘se perdo te’, un momento di quelli rari, quando una frase musicale, la voce e le parole fanno il vuoto intorno a sè, costringendo qualunque cosa al silenzio per poter far esplodere una canzone; quel momento è quando patty pravo tira fuori la voce che un tempo aveva, per gridare sofferta: “m’hai insegnato a volerti bene, hai voluto la mia vita: ecco, ti appartiene ma ora insegnami, se lo vuoi tu a lasciarti, a non amarti più”.

quello è il momento esatto in cui patty pravo, se avesse avuto un minimo di talento nelle uscite di scena, sarebbe dovuta morire.

pippe!

quando ero piccolo e andavo al catechismo, avevo dei punti fermi: natale=gesù bambino, pasqua= gesù risorto, pippe=cecità, bestemmie=inferno. la suora del catechismo mi mandava fuori dall’aula, bollandomi come un pericoloso disturbatore, quando le chiedevo di spiegarmi bene quella cosa dell’apostasia (“ma se non credo più in quel dio lì, cosa me ne frega se mi punisce? è come se mio padre mi sgridasse mentre sono in un’altra stanza.”); il prete che insegnava religione al liceo si irrigidiva ogni volta che chiedevamo spiegazioni sui preservativi. erano dei bacchettoni fuori dal tempo, per certi aspetti, ma avevano il pregio di avere le idee chiare. questo è giusto. questo è sbagliato, e se lo farai sono costretto a raccontarti che basteranno due preghiere e il pentimento sincero perché dio ti perdoni, in verità brucerai vivo nelle fiamme dell’inferno per l’eternità (ma per questioni di marketing ci è proibito rivelartelo). sono convinto che questi due pilastri dell’insegnamento religioso abbiano fatto più danni che altro, e allontanato dal gregge più gente di quella che abbiano convinto.

ma ci eravamo sbagliati. io mi ero sbagliato.

se l’avessimo saputo prima, se avessimo avuto come prof. di religione il professor fisichella, quante vocazioni, quanta popolarità, quanto amore per una religione che dissolve tutta la propria essenza in un’alzata di spalle.

“ha detto che il comandamento dice una cosa, ma la dobbiamo contestualizzare!”

la contestualizzazione. sarebbe bastata questa brutta parola per trasformare orde di comunisti divoratori di dogmi, atei e agnostici irridenti, in amorevoli adoratori di dio. “dice che non era proprio una mangiatoia”, “dice che non è che è proprio risorto, va interpretato, forse era in coma!”. “dice che, in certi casi, un porcone ci può stare.” del resto io l’ho sempre detto, quando ci vuole, ci vuole. “è salvo anche l’intercalare dialettale!”, e il veneto salutò trionfalmente il monsignore, sostituendo l’effigie di san marco con una bottiglia di vino. “dice che non si possono rubare i soldi ai poveri, ma anche per quello non bisogna essere troppo emotivi nel giudicare!”, quindi se rubo il cellulare a bertolini che è pieno di soldi, non è peccato. “dice che quello sul non desiderare la donna d’altri è quello meno importante, anche perché non rientra nel loro campo di competenza; e dice che a pagamento non contano”. ah, la contestualizzazione, la botte piena, la moglie ubriaca, un paradiso di latte e miele e vergini per tutti.

non avevamo capito niente. sarebbe bastato così poco, e stupidi noi a non averci pensato prima. tutto ha un contesto, tutto va relativizzato, “dice che non pensava credessimo veramente alla storia di mosé e delle acque”.

mi manca solo di capire in cosa consista la corretta contestualizzazione di una pippa secondo i dogmi della fede, e poi potrò dirmi a tutti gli effetti un buon cristiano (e da quello che ho capito, le gare non contano).

la ballata triste di simon

se non fosse così giovane, se non avesse tutta quella voce, se sbagliasse qualcosa, se non sapessi che sono i suoi vestitini stretti che chiamano gli ingaggi, se slacciassi un altro bottone della camicia, se non si vedessero i capelli bianchi, senti come mi vengono ancora certe note, se avessi avuto il coraggio di continuare con il gruppo, invece di lasciarli andare per raccattare quattro lire ai matrimoni, se avessi cambiato genere, se avessi avuto i capelli più lunghi, se avessi imparato a suonare la chitarra, se almeno lei mi volesse, se ce l’avessi messa tutta, se mi fossi arreso prima che fosse troppo tardi, se la faccio mezzo tono sotto mi viene meglio, se la faccio mezzo tono sopra non ce la faccio più, se capissero che lei è solo la spalla e il cantante sono io, se adesso faccio ‘please don’t let me be misunderstood’ posso anche ballare, se lei chiude con ‘unchained melody’ si ricorderanno solo di lei e delle sue tette, se cambiassi la scaletta, se facessi bobby solo, se sapessi cantare sinatra, se questa mi lascia finisce che non lavoro più, se non sembrassi più triste di quello che sono, se non dovessi fare una fatica bestiale per nascondere tutto, when things go wrong I seem to be bad, but I’m just a soul whose intentions are good. magari domani smetto.